{"id":456,"date":"2022-04-04T15:16:52","date_gmt":"2022-04-04T13:16:52","guid":{"rendered":"https:\/\/www.giulianogalletta.it\/web\/?page_id=456"},"modified":"2022-04-04T16:12:36","modified_gmt":"2022-04-04T14:12:36","slug":"giuliano-galletta-biografia","status":"publish","type":"page","link":"https:\/\/www.giulianogalletta.it\/web\/giuliano-galletta-biografia\/","title":{"rendered":"giuliano galletta biografia"},"content":{"rendered":"<div class=\"wpb-content-wrapper\"><p>[vc_row type=&#8221;vc_default&#8221; full_width=&#8221;stretch_row_content_no_spaces&#8221; css=&#8221;.vc_custom_1573209897003{margin-top: -70px !important;}&#8221;][vc_column][\/vc_column][\/vc_row][vc_row type=&#8221;vc_default&#8221; anchor=&#8221;biografia&#8221; el_id=&#8221;biografia&#8221;][vc_column offset=&#8221;vc_col-lg-offset-2 vc_col-lg-8 vc_col-md-offset-2 vc_col-md-8&#8243;]<div class=\"ult-spacer spacer-6ada80abd42b3\" data-id=\"6ada80abd42b3\" data-height=\"30\" data-height-mobile=\"15\" data-height-tab=\"30\" data-height-tab-portrait=\"30\" data-height-mobile-landscape=\"15\" style=\"clear:both;display:block;\"><\/div><div class=\"ult-spacer spacer-6ada80abd42fe\" data-id=\"6ada80abd42fe\" data-height=\"30\" data-height-mobile=\"15\" data-height-tab=\"30\" data-height-tab-portrait=\"30\" data-height-mobile-landscape=\"15\" style=\"clear:both;display:block;\"><\/div><div class=\"ult-just-icon-wrapper  \"><div class=\"align-icon\" style=\"text-align:center;\">\n<div class=\"aio-icon-img \" style=\"font-size:76px;display:inline-block;\" >\n\t<img decoding=\"async\" class=\"img-icon\" alt=\"null\" src=\"https:\/\/www.giulianogalletta.it\/web\/wp-content\/uploads\/2019\/11\/icona-giulianogalletta-76.png\"\/>\n<\/div><\/div><\/div><div class=\"ult-spacer spacer-6ada80abd53ec\" data-id=\"6ada80abd53ec\" data-height=\"30\" data-height-mobile=\"15\" data-height-tab=\"30\" data-height-tab-portrait=\"30\" data-height-mobile-landscape=\"15\" style=\"clear:both;display:block;\"><\/div><div id=\"ultimate-heading-84996ada80abd5485\" class=\"uvc-heading ult-adjust-bottom-margin ultimate-heading-84996ada80abd5485 uvc-8144 \" data-hspacer=\"no_spacer\"  data-halign=\"center\" style=\"text-align:center\"><div class=\"uvc-heading-spacer no_spacer\" style=\"top\"><\/div><div class=\"uvc-main-heading ult-responsive\"  data-ultimate-target='.uvc-heading.ultimate-heading-84996ada80abd5485 h2'  data-responsive-json-new='{\"font-size\":\"desktop:46px;\",\"line-height\":\"\"}' ><h2 style=\"font-family:&#039;Open Sans&#039;;font-weight:300;color:#5b5b5b;\">BIOGRAFIA<\/h2><\/div><\/div><div class=\"ult-spacer spacer-6ada80abd5525\" data-id=\"6ada80abd5525\" data-height=\"10\" data-height-mobile=\"10\" data-height-tab=\"10\" data-height-tab-portrait=\"\" data-height-mobile-landscape=\"\" style=\"clear:both;display:block;\"><\/div><div class=\"ult-spacer spacer-6ada80abd554a\" data-id=\"6ada80abd554a\" data-height=\"30\" data-height-mobile=\"15\" data-height-tab=\"30\" data-height-tab-portrait=\"30\" data-height-mobile-landscape=\"15\" style=\"clear:both;display:block;\"><\/div>[vc_tta_accordion color=&#8221;white&#8221; active_section=&#8221;1&#8243; no_fill=&#8221;true&#8221;][vc_tta_section i_icon_fontawesome=&#8221;fa fa-eye&#8221; add_icon=&#8221;true&#8221; title=&#8221;Giuliano Galletta&#8221; tab_id=&#8221;1573497081735-103a6617-dfaf&#8221;][vc_row_inner][vc_column_inner][vc_column_text]<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Giuliano Galletta \u00e8 nato a Sanremo nel 1955. Vive a Genova.\u00a0 Artista, giornalista e scrittore, \u00e8 attivo dalla seconda met\u00e0 degli anni Settanta, ha esposto in gallerie e musei italiani e stranieri. Nel 2010 ha presentato al museo di arte contemporanea di Villa Croce, a Genova, la mostra antologica \u201cIl museo del caos\u201d. Fra le mostre pi\u00f9 recenti, \u201cAnamnesi\u201d, con Beppe Dellepiane (IMFI, Ex ospedale psichiatrico di Quarto, Genova, 2018), la personale \u201cNon mi fare paura\u201d (CE\/Contemporary, Milano, 2017) e la collettiva \u201cArte e perturbante\u201d (Museo comunale di Ascona, 2017). Ha pubblicato \u201ctous jours\u201d (edizioni Sileno, 1979), la raccolta di poesie \u201cUn impossibile giorno\u201d (edizioni Sileno, 1990), il saggio \u201cIl televisore. Dal totem casalingo alla realt\u00e0 virtuale\u201d (Gribaudo, 1995), \u201cAlmanacco di un altro anno\u201d (Antilibro-posteditore, 2004). \u201cSanguineti\/Novecento. Conversazioni sulla cultura del XX\u00b0 secolo\u201d (il melangolo, 2005), \u201dSabrina e l\u2019arte della felicit\u00e0\u201d (il melangolo, 2006), \u201cVolti &amp; risvolti\u201d, con Gianni Ansaldi\u00a0 (Sagep, 2009), \u201cIl mondo non \u00e8 una pesca\u201d\u00a0 (Socialmente, 2010), \u201cIl museo del caos\u201d (Il Canneto editore, 2010),\u00a0 \u201cNon voglio essere me stesso\u201d (Il Canneto editore 2012), \u201cMateriali per un romanzo visivo\u201d (Mucas editore, 2014). Nel 2004 ha vinto il premio giornalistico Saint Vincent per la rubrica \u201cVenti righe\u201d, apparsa sulla prima pagina del quotidiano Il Secolo XIX dal 2001 al 2004. Dal 2011 tiene sul Secolo XIX la rubrica \u201cPosta e risposta\u201d- Nel 2015 ha scritto con Pino Petruzzelli lo spettacolo \u201cB\u00e8same mucho\u201d ispirato a Edoardo Sanguineti e prodotto dal Teatro Stabile di Genova. Nel 2017 \u00e8 stato tra i curatori della mostra \u201cGli anni del 68. Voci e carte dall\u2019archivio dei movimenti\u201d che si \u00e8 tenuta al Palazzo Ducale di Genova.<\/p>\n<p>[\/vc_column_text][\/vc_column_inner][\/vc_row_inner][\/vc_tta_section][vc_tta_section i_icon_fontawesome=&#8221;fa fa-eye&#8221; add_icon=&#8221;true&#8221; title=&#8221;un percorso tra immagine e parole&#8221; tab_id=&#8221;1573497081681-a0b67a99-304e&#8221;][vc_column_text]<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Giuliano Galletta (Sanremo, 1955) inizia a operare a Genova, a met\u00e0 degli anni Settanta, ancora liceale, mettendo in scena nel 1974 una sua pi\u00e9ce \u201cL\u2019insostituibile Calogero\u201d, sorta di musical barocco influenzato, oltre che dal teatro brechtiano, da autori come Arrabal e Gombrowicz.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">In quel testo giovanile, ma soprattutto nell\u2019allestimento e nella regia, sono rappresentati in nuce alcuni dei temi che l\u2019artista svilupper\u00e0 poi con altri mezzi: oltre alla scrittura visuale, l\u2019ambientazione (sempre caratterizzata nella sua opera da forti elementi scenografici) e la performance.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Negli anni subito successivi (si iscrive alla facolt\u00e0 di Filosofia e segue le lezioni di Edoardo Sanguineti), inizia anche l\u2019attivit\u00e0 giornalistica &#8211; che diventer\u00e0 poi professionale &#8211; nelle nascenti radio private (allora dette \u201clibere\u201d) del movimento studentesco del \u201877. La carriera giornalistica proseguir\u00e0 poi in diversi quotidiani per approdare al \u201cSecolo XIX\u201d, dove dal 2001 al 2005, terr\u00e0 sulla prima pagina, una rubrica di successo, dal titolo \u201cVenti righe\u201d, che gli varr\u00e0 anche il premio giornalistico Saint Vincent, consegnatogli dal presidente della Repubblica, Carlo Azeglio Ciampi nel dicembre del 2004.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Tornando all\u2019attivit\u00e0 artistica, che proseguir\u00e0 sempre parallelamente e \u201csottotraccia\u201d rispetto a quella giornalistica, sin dal 1975\/76 gli interessi di Galletta si spostano dal teatro al fronte pi\u00f9 filosofico\/letterario e visuale.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Determinante in quegli anni, oltre all\u2019influenza di Sanguineti e di tutta la tematica della neo-avanguardia italiana (Manganelli, Arbasino ma anche l\u2019eccentrico Emilio Villa), lo studio della Teoria critica della societ\u00e0 elaborata dalla Scuola di Francoforte ed in particolare Adorno, oltre a Barthes, Baudrillard, Beckett e la scoperta della multiforme area situazionista . Il lavoro di Galletta sar\u00e0 quindi sempre innervato, da una consapevolezza dei problemi teorici, filosofici, legati all\u2019 operativit\u00e0 estetica e che diventeranno parte integrante e inseparabile dell\u2019opera stessa. In questo senso Galletta rielaborer\u00e0,. ma in modo autonomo, alcuni dei temi del Concettuale.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Dal punto di vista pi\u00f9 propriamente \u201cstilistico\u201d negli anni dal \u201875 al \u201878 Galletta lavora sul rapporto fra parola e immagine nella direzione segnata dalla ricerca poetico-visuale che aveva avuto a Genova sin dagli anni Cinquanta, grazie al lavoro di Martino Oberto, uno dei suoi luoghi deputati e in questo quadro si inserisce anche la collaborazione con Rolando Mignani.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">L\u2019interesse per la Scrittura sar\u00e0 all\u2019origine, in quegli anni dell\u2019incontro con l\u2019opera del filosofo Jacques Derrida, che sar\u00e0 poi l\u2019argomento della tesi di laurea di Galletta. Rispetto ai gi\u00e0 consolidati stilemi della poesia visiva Galletta sposta l\u2019attenzione sugli elementi narrativi (collegabili, ma solo in parte, con la Narrative Art) e antropologici, sin dagli inizi concentrando l\u2019attenzione sui temi dell\u2019identit\u00e0 dell\u2019artista, l\u2019impossibilit\u00e0 del diario e dell\u2019autobiografia.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Tutto questo lavoro confluir\u00e0 nella pubblicazione nel 1978, per i tipi della Libreria editrice Sileno, del \u201cromanzo visivo\u201d. \u201ctous jours\u201d. Il libro si avvale della post-fazione di Carlo Romano, saggista eclettico e protagonista dell\u2019underground italiano, oltre che conduttore, con il fratello Mario, della libreria Sileno di Galleria Mazzini a Genova, per pi\u00f9 di vent\u2019anni punto di riferimento imprescindibile della cultura genovese.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La collaborazione e soprattutto l\u2019amicizia dell\u2019artista con Romano \u00e8 proseguita fino ad oggi, come quella con Sandro Ricaldone, di sicuro il critico che ha seguito con maggiore assiduit\u00e0 il lavoro di Galletta. Romano, Ricaldone e Galletta fonderanno nel 1984, \u201cl\u2019Ufficio ricerche e documentazione sull\u2019immaginario\u201d , archivio, biblioteca e centro di documentazione che trover\u00e0 inizialmente sede in un appartamento di piazza Fossatello a Genova per poi trasferirsi a Uscio e oggi attivo soprattutto su internet con il sito la \u201cBiblioteca dell\u2019egoista\u201d.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">A proposito.di \u201ctous jours\u201d, scriveva nel 1978 il critico letterario Giuseppe Zuccarino, che ebbe modo di seguire da vicino la genesi dell\u2019opera:<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">&lt;\u201dtous jours\u201d \u00e8 un oggetto insolito che stimola l\u2019interpretazione nel momento stesso in cui respinge la definizione. Chiaramente affine a certi prodotti della Scrittura visuale o della Narrative Art non si lascia per\u00f2 ricondurre interamente, senza residui, a una o all\u2019altra di queste pratiche estetiche. Si potrebbe avvicinarlo a quel \u201clibro-almanacco\u201d che, secondo il singolare giudizio di Dominique Noguez \u201csovvertir\u00e0 ben presto, (o sovverte di gi\u00e0) la moribonda forma del romanzo, e semplicemente (o complessamente) la distribuzione (in tutti i sensi della parola) dei generi&gt;.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Da allora la confusione dei generi (ma anche delle identit\u00e0 e delle funzioni sociali) sar\u00e0 al centro dell\u2019operare di Galletta, sino al punto da mettere in discussione gli stessi concetti di opera e di autore. Ci\u00f2 render\u00e0 ardua per il fruitore (ma anche per il critico) la fissazione dello opera all\u2019interno di schemi prestabiliti, il suo \u201criconoscimento\u201d in quanto \u201cmerce\u201d e di conseguenza la sua presenza sul mercato dell\u2019arte. Dopo \u201ctous jours\u201d (il libro sar\u00e0 anche inviato a Roland Barthes che risponder\u00e0 con un cortese messaggio, scritto con un inchiostro verde su un biglietto intestato del College de France, \u201cmerci pour le photoroman reussi, merci d\u2019avoir pens\u00e9e a moi. RB\u201d), il lavoro di Galletta si sposta dalla pagina e si concentra sull\u2019ambiente e sull\u2019azione.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Le sue performance non sono quasi mai pubbliche, ma vengono documentate da fotografie e filmati che a loro volta modificati (in alcuni casi con minimi interventi pittorici), diventano oggetti reinseribili in ambientazioni, a met\u00e0 strada fra scenografia e arredamento, che ulteriormente registrati nel loro nuovo assetto entrano a far parte di un flusso continuo (l\u2019opera in corso come corso dell\u2019opera) e potenzialmente interminabile (forse come un\u2019analisi freudiana) di comunicazione e, in un certo senso, di contro-narrazione.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il primo lavoro costruito su questo modello (o anti-modello), che Galletta non abbandoner\u00e0 pi\u00f9, \u00e8 \u201cFontane\u201d del 1979, allestito in quello stesso anno al Teatro del Falcone di Genova nel quadro della rassegna \u201clo spazio dei gesti\u201d curata da Vana Conti (la prima critica ad occuparsi del lavoro di Galletta), a cui prendevano parte anche Giovanni A. Bignone e Rolando Magnani (con cui Galletta aveva collaborato nei mesi precedenti), Aurelio Caminati, Beppe Dellepiane, Angelo Pretolani. In \u201cFontane\u201d Galletta lavora intorno all\u2019idea di ornamento\/monumento oltre che con l\u2019ambientazione (che prevedeva la ricostruzione di una vera fontana all\u2019interno dello spazio espositivo), con un film \u201cDeriva\u201d, ispirato alla psicogeografia situazionista, un gruppo di fotografie collegate a citazioni e una sorta di introduzione, in cui insieme a un breve testo veniva esposta, per la prima volta, \u201cResti\u201d, fotografia in bianco e nero, formato 100&#215;70, che riproduce la figura intera dell\u2019artista appoggiato ad un muro sbrecciato del centro storico e il cui il volto \u00e8 azzerato da una croce di vernice rossa.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il lavoro, che oggi \u00e8 conservato al museo di arte contemporanea di Villa Croce, interess\u00f2 lo storico dell\u2019arte Corrado Maltese che ne parl\u00f2, nel 1980, in una sua conferenza sulla situazione dell\u2019arte a Genova tenutasi a Palazzo Tursi. \u201cResti\u201d diede origine ad una serie di quattro foto dello stesso formato che compongono a una sorta di teatrino parodico in cui gli elementi luttuosi si mescolano con l\u2019ideologia e il maquillage. La serie completa verr\u00e0 esposta nell\u201981 alla Galleria d\u2019arte moderna di Bologna all\u2019interno della mostra \u201cLavori in corso\u201d, curata da Rossana Bossaglia e Guido Giubbini. Come scrive Bossaglia nell\u2019introduzione al catalogo,<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">&lt;Galletta usa la fotografia come strumento di spersonalizzazione e di trasformazione del soggetto in oggetto&gt;.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il 1981 \u00e8 un anno importante per l\u2019artista, i primi mesi trascorrono in un lungo soggiorno a New York, insieme all\u2019amico Paolo Prato, durante il quale ha la possibilit\u00e0 di frequentare gallerie e musei e di incontrare artisti e intellettuali, tra i quali Peter Carravetta, Luigi Ballerini, Paolo Spedicato, poeti e critici letterari. In quel periodo esce il numero unico della rivista \u201cStato inferto\u201d realizzata con Mignani e Zuccarino e dedicata al tema \u201clavoro estetico e divisione del lavoro\u201d.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">E\u2019 di novembre invece la mostra \u201cMon coeur mis \u00e0 nu\u201d alla galleria \u201cArteverso\u201d di Armando Battelli, primo dei rari rapporti che Galletta avr\u00e0 con il sistema delle gallerie private. Della mostra cos\u00ec scrive Viana Conti in una lunga recensione apparsa sul quotidiano l\u2019Unit\u00e0:<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">&lt;Gli oggetti che troviamo in galleria sono quelli del nostro quotidiano scelti semiologicamente come simboli di disparit\u00e0 sociale e distribuiti nell\u2019ambiente secondo una sintassi che esprime categorie di habitat&gt;;<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">e pi\u00f9 avanti<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">&lt;queste cose \u201cdeviate\u201d non esibiscono la loro aura, ma quella del contesto che le stravolge, in cui, persino il rosso bella sua funzione mummificatoria, diventa colore anemico&gt;.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">L\u2019ambientazione \u201cMon coeur mis \u00e0 nu\u201d \u00e8 anche documerntata da un film girato in pellicola 16 mm.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Negli anni Ottanta Galletta intensifica l\u2019attivit\u00e0 giornalistica ma ci\u00f2 non gli impedisce di continuare a operare sul fronte artistico e molto spesso a progettare mostre e installazioni che non saranno mai realizzate per motivi logistici e organizzativi.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Da segnalare la partecipazione a due importanti collettive, nel 1985 \u201cPittura 70\/80\u201d a cura di Sandro Ricaldone (C.A.L.A. Fieschi, Sestri Levante) e nel 1986 \u201cGiovani pittori in Liguria\u201d a cura di Guido Giubbini (Museo di arte contemporanea di Villa Croce, Genova). Sempre dell\u201985 \u00e8 l\u2019ambientazione\/performance \u201cGli occhiali di mio padre\u201d allestita nei saloni dell\u2019 ex-ospedale psichiatrico di Quarto, su invito di Claudio Costa e Luisella Carretta.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Su quel lavoro Romano scrive:<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">&lt;Una sua installazione che di recente abbiamo visitato ci aggrediva funebre non perch\u00e9 il drappeggio, che pure era nero, stagliasse rimembranze di allestimenti obitoriali o perch\u00e9 la sala ex-manicomio pi\u00f9 non avesse alcuno degli aliti vitali che sebbene in odore di follia vi dovettero spirare (al colmo dell\u2019ambiguo!) e si presentasse prossimo ala rovina (&#8230;) . Il parto non sembrava aver recato dolori, il corso dell\u2019esistenza si profilava effimero come tutte le installazioni da vernissage; alla morte, poi, eccoci al dunque, l\u2019esortazione necrofora suonava con la leggerezza dei senza fede: seppellite in fretta&gt;.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Rimarcabile nel 1988 la personale alla Studio Gennai di Pisa che riassume in sintesi, con una serie di teche il lavoro Galletta ed \u00e8 introdotta da un illuminante testo di Ricaldone: : \u201cL\u2019autore stesso si reifica, evocandosi ironicamente per il tramite della propria immagine, rimarcando nella \u201cmoltiplicazione della figura\u201d il ruolo di assenza che si propone di giocare. Un ruolo che se \u201ccerca di spostare il linguaggio dal posto in cui si trova\u201d (Esterhazy), se pu\u00f2 giovarsi di tratti contradditori e della falsificazione, non concede spazio all\u2019ambiguit\u00e0, semmai a una dissimulata componente drammatica: tale l\u2019inscriversi l\u2019opera entro l\u2019ambito delle convenzioni estetiche, la deliberata volont\u00e0 di farne ornamento della consapevolezza che, come ha scritto Lea Meandri \u201cil piacere \u00e8 una distrazione imperdonabile per chi \u00e8 costretto a vegliare la propria morte per sentirsi vivo\u201d.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Gli anni Novanta si aprono con un lavoro complesso \u201cAppunti per la casa pericolosa\u201d cui \u00e8 collegata la pubblicazione della plaquette di testi poetici \u201cUn impossibile giorno\u201d edita dal Sileno. Negli \u201cappunti\u201d Galletta riesce a lavorare &#8211; grazie allo spazio che ospita, l\u2019appartamento in cui ha sede l\u2019associazione culturale \u201cLe arie del tempo\u201d fondata e animata da Luisella Carretta &#8211; sull\u2019idea di casa, costruendo tre ambientazioni in tre stanze diverse e utilizzando anche un corridoio, spazi che diventano anche scenario di una performance \u201cprivata\u201d.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Scrive ancora Ricaldone in catalogo:<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">&lt;Una sequenza puramente incongrua che si astiene tuttavia dl fare leva sull\u2019insensatezza (sull\u2019irrilevanza) degli accostamenti per sbalordire, creando una deriva abbreviata e traumatica, e si limita invece a segnalare uno stato di pericolo, o di insofferenza (&#8230;) e insieme abbozzando un catalogo beckettiano di \u201ccose insopportabili\u201d, che ci mantengono legati al mondi cui ineriscono e del quale osiamo sperare di non essere parte&gt;..<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">In occasione della stessa installazione scrive il critico Matteo Fochessati:<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">&lt;Il racconto artistico di Galletta, strutturato attraverso tappe diversificate rispetto agli ambiti di intervento, si propone quindi come il racconto della dispersione del soggetto nei territori di un immaginario culturale che si reifica in immagini e cose in sostituzione del virtuale personaggio principale, l\u2019io dell\u2019artista&gt;.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Nel \u201893 Galletta realizza nello Studio Alaya di Vittoria Gualco un\u2019altra ambientazione da segnalare, dal titolo \u201cMentre dormivo\u201d e nel \u201995 una piccola antologica, \u201cDelirium stabile\u201d, nei locali del ristorante \u201cIl capovolto\u201d introdotta da un breve testo di Leo Sarastro (pseudonimo dietro al quale si cela lo stesso artista), in cui si legge:<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">&lt;L\u2019eco del pianto sommesso (o della risata soffocata) che giunge da questi lavori non deve essere sottovalutato. Non conosciamo l\u2019identit\u00e0 del lamento, n\u00e9 l\u2019autore (se cos\u00ec possiamo dire) ci aiuta a scoprirla. Egli cammina su un filo sospeso e da qualsiasi parte cada il suo destino \u00e8 segnato. Di raggiungere un\u2019altra sponda non se ne parla nemmeno. Troppo lontana. Da questo punto di vista il tempo gioca un ruolo importante ma Galletta non sembra preoccuparsene. Attende il passo falso con l\u2019agitata tranquillit\u00e0 del pendolare. Osserva i volti dei suoi compagni di viaggio e si commuove dal divertimento&gt;.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Sempre nel \u201895 pubblica nella colonna \u201cGli oggetti del secolo\u201d ideata da Gianluca Trivero per le edizioni Gribaudo, il saggio \u201cIl televisore. Dal totem casalingo alla realt\u00e0 virtuale\u201d e nel \u201897 \u201cAdriano Sansa, cittadino e sindaco\u201d (De Ferrari editore).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Negli stessi anni collabora con l\u2019artista, editore e grafico Francesco Pirella a cui dedica diversi testi critici tra cui l\u2019introduzione al \u201cManuale dell\u2019antilibro\u201d edito da Marietti. Fra la fine del 2001 e la prima met\u00e0 del 2002 realizza, per l\u2019emittente Telecitt\u00e0, ventiquattro interviste televisive con Edoardo Sanguineti che saranno poi raccolte nel volume \u201cSanguineti\/Novecento. Conversazioni sulla cultura del ventesimo secolo\u201d pubblicato dal Melangolo.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Nel 2004 pubblica, in collaborazione con L\u2019Officina di tipografia sperimentale dell\u2019Armus, l\u2019archivio-museo della stampa fondato da Francesco Pirella, l\u2019antilibro \u201cAlmanacco di un altro anno\u201d in cui ripercorre, ma in modo creativo &#8211; attraverso, testi, documenti, foto, citazioni &#8211; le tappe della sua attivit\u00e0 ormai quasi trentennale. L\u2019Almanacco viene presentato nell\u2019ottobre del 2005 al museo in arte contemporanea di Villa Croce da Sandra Solimano, direttrice del museo, Carlo Romano, Sandro Ricaldone. Giuseppe Zuccarino e Riccardo Manzotti, studioso di robotica e coscienza artificiale. Nell\u2019occasione Galletta realizza l\u2019happening la \u201cTavola di San Giorgio\u201d in cui \u00e8 coinvolto anche il pubblico presente alla serata.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Nel 2006 pubblica presso il Melangolo una scelta delle \u201cVenti righe\u201d, nel volume dal titolo \u201cSabrina e l\u2019arte della felicit\u00e0, notiziario instabile di un cronista di provincia\u201d(prefazione di Giorgio Bertone).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Sempre nel 2006, ad ottobre, tiene presso la Galleria Martini &amp; Ronchetti di Genova la mostra \u201cLa camera melodrammatica\u201d, nel cui catalogo compaiono testi di Sandro Ricaldone e Raffaele Perrotta. Nell\u2019aprile del 2007 realizza per la casa museo Asger Jorn di Albissola Marina la mostra \u201cArchivio del caos e memoria dell\u2019I.S.\u201d e nell\u2019autunno dello stesso presenta al CAMeC, museo di arte moderna e contemporanea della Spezia la mostra \u201cHotel de l\u2019avenir\u201d, curata da Bruno Cor\u00e0 che nell\u2019occasione scrive: \u201cGalletta sa impiegare i mezzi della visualit\u00e0 e quelli del messaggio verbale con un efficacia critica non trascurabile. Dopo John Hearthfield, dopo Klaus Staeck, dopo Barbara Kruger egli ha trovato la propria frequenza trasmittente, impegnata, incisiva e toccante\u201d.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Nel 2008 \u00e8 invitato a diverse collettive in Italia e all\u2019estero.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Del marzo 2009 \u00e8 invece \u201cYuo \u2018re the top\u201d, personale alla galleria UnimediaModern di Genova. Nel 2009 e nel 2010 escono \u201cVolti &amp; Risvolti\u201d (Sagep), che raccoglie settanta interviste ad intellettuali italiani e stranieri, fotografati da Gianni Ansaldi, e \u201cIl mondo non \u00e8 una pesca\u201d (Socialmente, prefazione di Moni Ovadia) in cui \u00e8 riunita una selezione degli articoli scritti per il Secolo XIX dal 2005 al 2010. Sempre nel 2010 gira il video \u201cConvesazione\u201d ispirato al romanzo \u201cConversazione in Sicilia\u201d di Elio Vittorini, presentato in anteprima al festival di Villa Faraldi il 1\u00b0 agosto.<\/p>\n<p>[\/vc_column_text][\/vc_tta_section][\/vc_tta_accordion]<div class=\"ult-spacer spacer-6ada80abd5570\" data-id=\"6ada80abd5570\" data-height=\"30\" data-height-mobile=\"15\" data-height-tab=\"30\" data-height-tab-portrait=\"30\" data-height-mobile-landscape=\"15\" style=\"clear:both;display:block;\"><\/div>[\/vc_column][\/vc_row][vc_row][vc_column][\/vc_column][\/vc_row]<\/p>\n<\/div>","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>[vc_row type=&#8221;vc_default&#8221; full_width=&#8221;stretch_row_content_no_spaces&#8221; css=&#8221;.vc_custom_1573209897003{margin-top: -70px !important;}&#8221;][vc_column][\/vc_column][\/vc_row][vc_row type=&#8221;vc_default&#8221; anchor=&#8221;biografia&#8221; el_id=&#8221;biografia&#8221;][vc_column offset=&#8221;vc_col-lg-offset-2 vc_col-lg-8 vc_col-md-offset-2 vc_col-md-8&#8243;][vc_tta_accordion color=&#8221;white&#8221; active_section=&#8221;1&#8243; no_fill=&#8221;true&#8221;][vc_tta_section i_icon_fontawesome=&#8221;fa fa-eye&#8221; add_icon=&#8221;true&#8221; title=&#8221;Giuliano Galletta&#8221; tab_id=&#8221;1573497081735-103a6617-dfaf&#8221;][vc_row_inner][vc_column_inner][vc_column_text] Giuliano Galletta \u00e8 nato a Sanremo nel 1955. 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