{"id":148,"date":"2022-04-06T09:30:46","date_gmt":"2022-04-06T07:30:46","guid":{"rendered":"https:\/\/www.giulianogalletta.it\/web\/?p=148"},"modified":"2022-04-06T10:26:44","modified_gmt":"2022-04-06T08:26:44","slug":"giuseppe-zuccarino-sulle-tracce-di-sarastro","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.giulianogalletta.it\/web\/giuseppe-zuccarino-sulle-tracce-di-sarastro\/","title":{"rendered":"Giuseppe Zuccarino (2004), Sulle tracce di Sarastro"},"content":{"rendered":"<div class=\"wpb-content-wrapper\"><p>[vc_row][vc_column offset=&#8221;vc_col-lg-offset-2 vc_col-lg-8 vc_col-md-offset-2 vc_col-md-8&#8243;][vc_column_text]<\/p>\n<h1>Sulle tracce di Sarastro<\/h1>\n<h3>Giuseppe Zuccarino<\/h3>\n<p>[\/vc_column_text][\/vc_column][\/vc_row][vc_row][vc_column offset=&#8221;vc_col-lg-offset-2 vc_col-lg-8 vc_col-md-offset-2 vc_col-md-8&#8243;][vc_column_text]<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Partendo dall\u2019idea di proporre una documentazione relativa al proprio lavoro artistico. Giuliano Galletta ha dato vita ad una nuova opera. Almanacco di un altro anno (Antilibro-posteditore, , 2003) non \u00e8 infatti un catalogo n\u00e9 un libro, nell\u2019accezione comune dei due termini, bens\u00ec un prodotto assai pi\u00f9 inconsueto, paragonabile ad un album fotografico personale arricchito da glosse e allegati di vario genere. Una plausibile definizione dei materiali che lo compongono ci viene offerta dall\u2019alter ego dell\u2019autore, Leo Sarastro, il quale parla di \u00abrottami, abbandonati dai flutti sulla spiaggia dell\u2019immaginario, parole, icone, descrizioni, prefazioni, note, supplementi, appunti, citazioni\u00bb. Chi sia pressapoco coetaneo di Galletta soggiacer\u00e0 senz\u2019altro alla tentazione di vedere in queste pagine un ricco e fedele campionario di segni &#8211; iconici e verbali &#8211; da assumere nella pros-pettiva del \u00abcome eravamo\u00bb. E in effetti non c\u2019\u00e8 dettaglio delle fotografie presenti nell\u2019Almanacco, specie di quelle pi\u00f9 lontane nel tempo, che non si presti ad essere chiosato in riferimento ai modi di pensare, di leggere, di vestirsi, di atteggiarsi o di sognare che, pur con varianti individuali, sono stati propri di un\u2019intera categoria di giovani, in un momento e in luogo determinati. Tuttavia questo c\u00f2t\u00e9 quasi sociologico costituisce soltanto uno dei motivi di interesse dell\u2019album. \u00c9 in causa innanzitutto il lavoro di un artista, sviluppatosi secondo una traiettoria piuttosto particolare. Com\u2019\u00e8 stato notato da uno dei critici che l\u2019hanno seguita con attenzione, Carlo Romano, Galletta ha \u00ablavorato sulla \u201cpossibilit\u00e0\u201d come poetica [&#8230;] diradando sempre pi\u00f9 l\u2019attivit\u00e0, cosicch\u00e9 pigrizia e negligenza si sono consustanziate ai lavori pi\u00f9 nuovi, tanto da accentuare la naturale inconcludenza degli altri\u00bb. Nelle opere, performance o installazioni documentate visivamente nell\u2019album, esistono delle tematiche o dei procedimenti di cui \u00e8 agevole rilevare la costanza. Consideriamo ad esempio la frequente presenza dell\u2019immagine dell\u2019autore, che non va certo intesa come un\u2019esibizione di tipo narcisistico: da un lato, infatti, essa consente di costruire un personaggio immaginario (che solo casualmente ha i tratti di un individuo reale) e dall\u2019altro di esercitare su questo stesso personaggio, specie in quanto rivesta il ruolo di artista, una sistematica negazione ironica. Se, gi\u00e0 per il fatto di essere fotografata, la persona tende a trasformarsi in spettro (lo ricorda Roland Barthes in un passo trascritto da Galletta), nell\u2019Almanacco tale operazione derealizzante ha il suo culmine nell\u2019im\u00acmagine di copertina, costituita dal ritaglio di una lastra radiografica: ritratto dell\u2019artista come scheletro, dunque.Poich\u00e9 si \u00e8 parlato di ironia, sar\u00e0 bene precisare che quella praticata nelle opere gallettiane non si limita mai a ribaltare o a cambiare di segno ci\u00f2 che a prima vista viene sostenuto: l\u2019affermazione (esplicita o implicita) permane, pur essendo idealmente messa fra virgolette. Ci\u00f2 vale per i segnali di carattere politico, frequenti soprattutto nelle opere pi\u00f9 antiche: elementi chiaramente connotati, che vanno dall\u2019impiego di drappi rossi ai richiami ad autori, eventi o personaggi legati alla tradizione rivoluzionaria, non vengono ingenuamente fatti propri da Galletta, ma solo \u00abcitati\u00bb, con un\u2019affettuosa evocazione a distanza. E qualcosa di simile si pu\u00f2 dire per un altro tema ricorrente di questi lavori, ossia la centralit\u00e0 assegnata agli oggetti di uso comune, assunti sia quali anonimi emblemi della merce sia per le valenze private o inconsce di cui potrebbero eventualmente essere dotati. Cos\u00ec la vernice colorata che spesso li riveste svolge la funzione di isolarli dal contesto originario, e magari di drammatizzarli, smaterializzarli o sacralizzarli: avremo allora, ad esempio, un tavolo e un coltello tinti di rosso, una pistola-giocattolo ricoperta d\u2019azzurro o degli occhiali interamente dorati. Tutto ci\u00f2 d\u00e0 luogo a un teatrino allusivo, composto di elementi per la cui decifrazione non \u00e8 ob-bligatorio far ricorso ad esegesi colte: anzi, la coscienza della dimensione ironica del discorso (\u00abun\u2019ironia tendente al macabro\u00bb, precisa Sarastro) resta la chiave di lettura pi\u00f9 semplice, e nel contempo meno ingannevole, per comprendere il senso dell\u2019intera operazione. A chi gli chiedesse che cosa ha voluto comunicarci costruendo davanti a noi un percorso artistico &#8211; in apparenza interrotto (l\u2019 ultima installazione fotografata risale al 1993), Galletta potrebbe rispondere alla maniera di Gadda, che in un testo intitolato \u201cCome lavoro\u201d esordiva dicendo: \u00abCome non lavoro. Che d\u00e0 egual frutto, a momenti, nella vicenda oscillante d\u2019uno spirito fuggitivo e aleatorio,, chiamato dall\u2019improbabile altrettanto e forse pi\u00f9 che dal probabile\u00bb. Volendo, di tutto ci\u00f2 che l\u2019album non esibisce sar\u00e0 sempre possibile cercare degli indizi altrove, se \u00e8 vero che \u00abanche le cose non fatte lasciano tracce\u00bb. A Sarastro, cui si deve questo apoftegma, e che ci ha fatto da guida nella lettura dell\u2019Almanacco (cosa che gli si addice, visto che il suo nome \u00e8 quello di un esperto di iniziazioni, il sacerdote isiaco che compare nel libretto del Flauto magico di Schikaneder e Mozart), converr\u00e0 lasciare l\u2019ultima parola. Spetta a lui, infatti, il merito di aver chiarito perfettamente quale sia la situazione in cui l\u2019artista genovese si trova adesso, anzi da sempre: \u00abEgli cammina su un filo sospeso e da qualsiasi parte cada il suo destino \u00e8 segnato. Di raggiungere un\u2019altra sponda non se ne parla nemmeno. Troppo lontana. Da questo punto di vista il tempo svolge un ruolo importante. Ma Galletta non sembra preoccuparsene. Attende il passo falso con l\u2019agitata tranquillit\u00e0 del pendolare. Osserva i volti dei suoi compagni di viaggio [i nostri volti, dunque] e si commuove dal divertimento\u00bb.<\/p>\n<p style=\"text-align: justifyr;\">(2004)<\/p>\n<p>[\/vc_column_text][\/vc_column][\/vc_row][vc_row][vc_column][\/vc_column][\/vc_row]<\/p>\n<\/div>","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>[vc_row][vc_column offset=&#8221;vc_col-lg-offset-2 vc_col-lg-8 vc_col-md-offset-2 vc_col-md-8&#8243;][vc_column_text] Sulle tracce di Sarastro Giuseppe Zuccarino [\/vc_column_text][\/vc_column][\/vc_row][vc_row][vc_column offset=&#8221;vc_col-lg-offset-2 vc_col-lg-8 vc_col-md-offset-2 vc_col-md-8&#8243;][vc_column_text] Partendo dall\u2019idea di proporre una documentazione relativa al proprio lavoro artistico. Giuliano Galletta ha dato vita ad una nuova opera. 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