{"id":150,"date":"2022-04-06T09:33:06","date_gmt":"2022-04-06T07:33:06","guid":{"rendered":"https:\/\/www.giulianogalletta.it\/web\/?p=150"},"modified":"2022-04-06T10:26:22","modified_gmt":"2022-04-06T08:26:22","slug":"laura-santini-you-re-the-top","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.giulianogalletta.it\/web\/laura-santini-you-re-the-top\/","title":{"rendered":"Laura Santini (2009), You &#8216;re the top"},"content":{"rendered":"<div class=\"wpb-content-wrapper\"><p>[vc_row][vc_column offset=&#8221;vc_col-lg-offset-2 vc_col-lg-8 vc_col-md-offset-2 vc_col-md-8&#8243;][vc_column_text]<\/p>\n<h1>You &#8216;re the top<\/h1>\n<h3>Laura Santini<\/h3>\n<p>[\/vc_column_text][\/vc_column][\/vc_row][vc_row][vc_column offset=&#8221;vc_col-lg-offset-2 vc_col-lg-8 vc_col-md-offset-2 vc_col-md-8&#8243;][vc_column_text]<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00c8 un discorso gi\u00e0 cominciato la mostra You&#8217;re the top, di Giuliano Galletta a cura di Viana Conti, alla galleria UnimediaModern ancora fino al 30 marzo. Una wunderkammer di artificialia e memorabilia, una metanarrazione su una serie di lavori (due di grande formato e un video inedito, pi\u00f9 un collage di opere della serie Archivio del Caos e una bacheca) che il giornalista\/artista ci propone a partire da una canzone di Cole Porter, You&#8217;re the top la stessa che d\u00e0 il titolo alla mostra: tracce d&#8217;esistenza raccolte come enigmi a pi\u00f9 risposte, sollecitazioni destinate a moltiplicare il senso a seconda della prospettiva storica\/antropologica\/sociale da cui le si guarda; una continua espansione di significato che muove dalla ricerca intorno ai concetti dell&#8217;identit\u00e0 e della morte, o a quelli di autore e arte (in ogni sua forma: visiva, cinematografica, teatrale, pittorica, scultorea, performativa), e che naviga attraverso il tema del doppio e la strategia della parodia &#8211; doppio stilistico &#8211; lungo una fitta serie di citazioni letterarie, filosofiche, artistiche.<br \/>\nUna collazione filologica &#8211; come in un confronto fra copie di manoscritti &#8211; dove diverse opere siano inedite o storiche (tra cui alcuni lavori della fine degli anni &#8217;70), a se stanti o parti di un tutto pi\u00f9 ampio, come potenziali manoscritti originati dalla stessa matrice innescano un fitto discorso autoriflessivo ma anche in grado di potenziale espansione, un ipertesto che traccia fili diretti tra le parti, ma interrompe anche percorsi intraprendendone altri all&#8217;interno della poetica ossessiva dell&#8217;enumerazione caotica, da un saggio di Leo Spitzer, a cui l&#8217;artista si riallaccia idealmente proseguendo il progetto originale del Photobuildung Roman. Un esprimersi a quadri, frammenti, angoli della memoria, impercettibili movimenti, mostrando il la meraviglia prodotta da tutto ci\u00f2 che \u00e8 marginale. Perch\u00e9 la domanda centrale resta quella beckettiana Cosa importa chi parla? E dove si colloca chi parla?.<br \/>\nOgni lavoro \u00e8 segno all&#8217;interno di un codice, di un linguaggio, ma anche simbolo di un concetto pi\u00f9 articolato che punta alla dimensione connotativa e vuole gi\u00e0 indicare un altro referente; si riconosce cos\u00ec da parte dell&#8217;artista un intento di collaborazione ma anche di dispersione che interrompe la conversazione aperta da ogni cornice, teca, immagine, ritaglio, attorno a un&#8217;identit\u00e0 che chiede di essere continuamente ricomposta e per questo diventa emblema del dialogo stesso.\u2028\u2028Mi torna in mente il sociologo Erving Goffman che, per presentare l&#8217;io nella quotidianit\u00e0 (The Presentation of the Self in Everyday Life, 1956), scelse di utilizzare la prospettiva di una performance teatrale e quindi fondare le sue osservazioni su principi drammaturgici. Secondo Goffman quotidianamente mettiamo in scena noi stessi e le nostre performance in risposta agli altri che ci si parano davanti, con l&#8217;intenzione di definire al meglio l&#8217;azione stessa e quindi la nostra identit\u00e0. E nonostante la frammentazione a cui siamo sottoposti dal moltiplicarsi degli sguardi delle sollecitazioni dei ruoli in qualche modo alla fine reggiamo proprio per via della cornice, che fissa malgrado tutto (proprio come il riquadro video, della teca, dell&#8217;immagine) dei confini alla percezione in cui una particolare attivit\u00e0 si svolge. Ma l&#8217;idea di Galletta \u00e8 che anche la cornice subisca una manomissione per via dei mezzi utilizzati nel costruire ci\u00f2 che \u00e8 osservato in modo che influenzi l&#8217;osservatore.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Laura Santini<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Mentelocale 19 marzo 2009<\/p>\n<p>[\/vc_column_text][\/vc_column][\/vc_row][vc_row][vc_column][\/vc_column][\/vc_row]<\/p>\n<\/div>","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>[vc_row][vc_column offset=&#8221;vc_col-lg-offset-2 vc_col-lg-8 vc_col-md-offset-2 vc_col-md-8&#8243;][vc_column_text] You &#8216;re the top Laura Santini [\/vc_column_text][\/vc_column][\/vc_row][vc_row][vc_column offset=&#8221;vc_col-lg-offset-2 vc_col-lg-8 vc_col-md-offset-2 vc_col-md-8&#8243;][vc_column_text] \u00c8 un discorso gi\u00e0 cominciato la mostra You&#8217;re the top, di Giuliano Galletta a cura di Viana Conti, alla galleria UnimediaModern ancora fino al 30 marzo. 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