{"id":171,"date":"2022-04-06T08:18:54","date_gmt":"2022-04-06T06:18:54","guid":{"rendered":"https:\/\/www.giulianogalletta.it\/web\/?p=171"},"modified":"2022-04-06T10:22:39","modified_gmt":"2022-04-06T08:22:39","slug":"sandro-ricaldone-note-alla-camera-melodrammatica","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.giulianogalletta.it\/web\/sandro-ricaldone-note-alla-camera-melodrammatica\/","title":{"rendered":"Sandro Ricaldone (2006), Note alla camera melodrammatica"},"content":{"rendered":"<div class=\"wpb-content-wrapper\"><p>[vc_row][vc_column offset=&#8221;vc_col-lg-offset-2 vc_col-lg-8 vc_col-md-offset-2 vc_col-md-8&#8243;][vc_column_text]<\/p>\n<h1>Note alla camera melodrammatica<\/h1>\n<h3>Sandro Ricaldone<\/h3>\n<h4>Dans la rue bruyante la catastrophe qui passe.<br \/>\nGiorgio De Chirico<\/h4>\n<p>[\/vc_column_text][\/vc_column][\/vc_row][vc_row][vc_column offset=&#8221;vc_col-lg-offset-2 vc_col-lg-8 vc_col-md-offset-2 vc_col-md-8&#8243;][vc_column_text]<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Della \u201ccamera melodrammatica\u201d allestita da Filippo De Pisis nel palazzone austero dove riceveva Giorgio e Alberto De Chirico (e, pi\u00f9 tardi, Carr\u00e0 e Soffici) non si conoscono immagini fotografiche. Oggetto di una prosa dell\u2019artista, evocata altrove per accenni, trova la sua raffigurazione pi\u00f9 accessibile nei ricordi del fratello Pietro, che la descrive \u201ccaratterizzata da una tappezzeria a righe bianche e celesti, alle quali evidentemente si affidava il compito di suggerir l\u2019idea della melodrammaticit\u00e0\u201d. Un am\u00acbiente, che si direbbe quindi, sobrio, analogamente all\u2019attiguo salotto ove \u201cl\u2019impronta metafisica era invece suggerita da certe palle di vetro lucido, azzurre, verdi e oro appese al soffitto\u201d. L\u2019accumulo d\u2019oggetti &#8211; tra il desue\u00acto, il mirabolante e l\u2019arcano \u2013 contrassegna assai pi\u00f9 marcatamente, in una mimesi adolescenziale della wunderkammer secentesca, il primo rifugio ricavato nelle soffitte dello stabile abitato con la famiglia, dove \u201cun elastico sfondato, senza lettiera ma guarnito con pezzi di seta vivaci, fungeva da divano; un tavolo coperto di carta da parato era lo scrittoio. Dalle pareti e dal soffitto pendeva un&#8217;infinit\u00e0 di oggetti strani, e poco distante c&#8217;era la possibilit\u00e0 di attingerne altri non meno inconsueti\u201d. Seguito, di l\u00ec a qualche tempo, da un appartamento indipendente al mezzanino, nel quale \u201cfinalmente fu creato il &#8216;museo&#8217;. Farfalle, cocci, graffiti, libri antichi e ogni altro &#8216;pezzo&#8217; vi trovarono degna collocazione\u201d. Anche pi\u00f9 tardi, nel soggiorno romano degli anni \u201920, De Pisis creer\u00e0 nella pensione delle sorelle Cipolla, in via Monserrato, la sua \u201ccamera incantata\u201d. E nella \u201cstanza rossa\u201d, descritta nel brano del romanzo autobiografico \u201cIl signor Luigi B.\u201d ripreso in catalogo, s\u2019intravede una sintesi degli ambienti approntati dal \u201cmarchesino-pittore\u201d come sfondo necessario della propria esperienza immaginativa, in cui ai tratti portanti dell\u2019arte e della poesia, si univano quelli meno noti dell\u2019erudizione classica, dell\u2019araldica, delle scienze naturali e delle religioni d\u2019Oriente. L\u2019eterogeneit\u00e0 e la casualit\u00e0 degl\u2019insiemi trovano risonanze nei collages cubo-dadaisti che segnano le prime prove dell\u2019autore e che in seguito, pi\u00f9 convenzionalmente, animeranno le sue nature morte. Non pare tuttavia legato a questo spunto, per quanto suggestivo, l\u2019interesse che ha indotto Giuliano Galletta a fare della \u201ccamera melodrammatica\u201d la cifra della sua mostra e del volume-catalogo che l\u2019accompagna.<br \/>\nSenza dubbio vi sono, a monte, anche ragioni di ordine generale e di spessore simbolico da cui l\u2019espressione coniata da De Pisis almeno in parte prescinde e che nondimeno condensa in modo straordinariamente efficace: la camera (tema gi\u00e0 affrontato dall\u2019artista genovese nell\u2019installazione \u201cAppunti per la casa pericolosa\u201d del 1990) \u00e8 l\u2019universo ridotto a proporzioni umane, la scena dell\u2019intimit\u00e0, \u00e8 metafora della psiche e della memoria; il melodramma rappresenta l\u2019enfatizzazione della peripezia umana, una mascheratura che ne cela la vacuit\u00e0. Ad attrarre l\u2019attenzione di Galletta sembrano per\u00f2 esser state, al di l\u00e0 della felicit\u00e0 e delle stratificazioni di senso della formula, due altri aspetti. In primo luogo l\u2019affinit\u00e0 strutturale, se cos\u00ec si pu\u00f2 dire, del modello proposto dagli allestimenti privati dell\u2019autore ferrarese (veri e propri ritratti interiori del loro artefice, composti mediante assemblaggi di ephemera e mirabilia costantemente in fieri) con il proprio modus operandi, elaborato a partire dagli anni \u201970, l\u2019anti-biografia, basata sulla disseminazione e l\u2019intreccio di elementi frammentari, di citazioni visive e verbali; di oggetti legati a memorie domestiche e d\u2019immagini inquietanti, spie dei turbamenti dell\u2019epoca; di false ammissioni e di depistaggi rivelatori. Sotto un secondo profilo, una (non dichiarata ma avvertibile) sintonia di fondo con la temperie della \u201cPittura metafisica\u201d. Non sul versante pi\u00f9 evidente dell\u2019enigma ma nella scoperta della spersonalizzazione e dell\u2019assurdo. Una contiguit\u00e0 pi\u00f9 accentuata di quanto l\u2019impaginazione e il trattamento delle immagini in mostra lascino d\u2019intuire. \u201cVedere ogni cosa, anche l\u2019uomo, nella sua natura di cosa\u201d, scriveva De Chirico. E ancora: \u201cIl terribile vuoto scoperto non \u00e8 che la stessa insensata e tranquilla bellezza della materia\u201d. Mentre Galletta annota: \u201cIn linea di massima, l\u2019essenziale \u00e8 mostruoso\u201d, a chiosa di un panorama in cui accosta excerpta beckettiani sulla morte del soggetto ai mistici dolori di Santa Teresa d\u2019Avila; la descrizione di Julia Kristeva dell\u2019orrore ispirato dalla pellicola che si forma sul latte all\u2019inquadratura di un gruppo d\u2019immigrati clandestini soccorsi su una banchina. Ma non solo: come nel manichino dechirichiano si pu\u00f2 leggere una trasposizione novecentesca della figura dal volto oscurato della \u201cMelen\u00accolia\u201d di D\u00fcrer, nella foto inespressiva della modella ritratta davanti allo specchio sembra di poter cogliere una reincarnazione del personaggio senza volto che abita le tele del Pictor optimus, mentre il corredo simbolico dell\u2019incisione dureriana (il compasso, la clessidra, la cometa) e le \u201ccose ordinarie\u201d (i biscotti, i pesci, le cornici) dei Metafisici vengono sostituiti da emblemi pi\u00f9 espliciti del perturbante: l\u2019ampolla della fleboclisi e la sedia a rotelle (quest\u2019ultima abbinata, nel catalogo, ad una scena di tip-tap). Infine \u2013 ma qui entriamo in un terreno decisamente pi\u00f9 ampio e articolato \u2013 l\u2019immagine della modella allo specchio accenna al tema del doppio, ripreso e sviluppato nell\u2019inquadratura in cui ancora la modella e l\u2019artista siedono l\u2019una a fianco dell\u2019altro su un divano, con la medesima flebo innestata al braccio, a comporre un\u2019ipotetica icona dell\u2019androginia (anche qui, comunque, soccorre una rimembranza della Metafisica, nell\u2019accostamento fra \u201cla Pitonessa\u201d e \u201cL\u2019idolo ermafrodito\u201d di Carr\u00e0). Dal fotobildungsroman montato in \u201cTour jours\u201d (1978) a \u201cLa camera melodrammatica\u201d, il lavoro di Giuliano Galletta disegna una spirale in cui alla cadenza autoparodistica insita nello \u201csbalorditivo bric-a-brac di cascami paraculturali\u201d rilevato da Giuseppe Zuccarino (nel quale rebus, schemi di parole incrociate e altri materiali consimili sembrano protendersi verso una sottile banalizzazione dell\u2019enigma) si sostituisce gradualmente \u2013 pur man\u00actenendo, rielaborata, la forma del \u201clibro-almanacco\u201d al di l\u00e0 dei generi preconizzato da Dominique Noguez \u2013 un registro pi\u00f9 grave, che l\u2019appel\u00aclativo \u201cmelodrammatico\u201d, ad un tempo, denuncia e sconfessa. La catastrofe che segnala non \u00e8, forse, l\u2019inammissibilit\u00e0 dell\u2019autobiografia ma la resa all\u2019abitudine (\u201cil ceppo che incatena il cane al suo vomito\u201d, scrive Beckett), l\u2019opacizzarsi della memoria. Perch\u00e9, come afferma ancora Noguez in \u201cAmour noir\u201d, il romanzo in cui descrive la sua passione carnale impos\u00acsibile per una strip-teaseuse, Laetitia (che potrebbe essere un alter ego di Th\u00e8r\u00e8se, l\u2019ignota sceneggiatrice, o della suora giovane di cui, nel brano in catalogo, rifulge la nudit\u00e0 della caviglia), \u201cles disparitions sont plus affreuses d\u2019\u00eatre sans traces\u201d.<\/p>\n<p>[\/vc_column_text][\/vc_column][\/vc_row][vc_row][vc_column][\/vc_column][\/vc_row]<\/p>\n<\/div>","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>[vc_row][vc_column offset=&#8221;vc_col-lg-offset-2 vc_col-lg-8 vc_col-md-offset-2 vc_col-md-8&#8243;][vc_column_text] Note alla camera melodrammatica Sandro Ricaldone Dans la rue bruyante la catastrophe qui passe. 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