{"id":178,"date":"2022-04-06T06:37:40","date_gmt":"2022-04-06T04:37:40","guid":{"rendered":"https:\/\/www.giulianogalletta.it\/web\/?p=178"},"modified":"2022-04-06T10:21:25","modified_gmt":"2022-04-06T08:21:25","slug":"viana-conti-fenomenologia-dellinapparenza","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.giulianogalletta.it\/web\/viana-conti-fenomenologia-dellinapparenza\/","title":{"rendered":"Viana Conti (2009), Fenomenologia dell&#8217;inapparenza"},"content":{"rendered":"<div class=\"wpb-content-wrapper\"><p>[vc_row][vc_column offset=&#8221;vc_col-lg-offset-2 vc_col-lg-8 vc_col-md-offset-2 vc_col-md-8&#8243;][vc_column_text]<\/p>\n<h1>Fenomenologia dell&#8217;inapparenza<\/h1>\n<h3>Viana Conti (2009)<\/h3>\n<p>[\/vc_column_text][\/vc_column][\/vc_row][vc_row][vc_column offset=&#8221;vc_col-lg-offset-2 vc_col-lg-8 vc_col-md-offset-2 vc_col-md-8&#8243;][vc_column_text]<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Come si stende un indumento sulla corda, ad asciugare, con delle mollette da bucato(1), cos\u00ec Giuliano Galletta, artista, sciorina fotografie e carte, motivi e motivazioni, appende teche e arma biblioteche, estrapola citazioni, intenta sovrapposizioni di canti e suoni, organizzando in mostra l\u2019irriducibile scenario delle incompossibilit\u00e0. Ma poi, si tratta realmente di una mostra? Comunque, varcando la soglia dello spazio espositivo il visitatore, lo spettatore, entrano in quello che non esiterei a definire un teatro delle simultaneit\u00e0. Non tanto della crudelt\u00e0, come prescrive Artaud, che ricusa una rappresentazione della vita per presentarla in quanto ha di impresentabile, quanto piuttosto delle modalit\u00e0 di sopra-vivere, non cessando di riavvolgerne il filo nella trama intermittente di un racconto, di una storia in perdita, messa in opera attraverso immagini. O di un\u2019iterazione di copie da un originale sempre differito, implacabilmente differente. Entrato in un gioco di rispecchiamenti, l\u2019autoritratto con palloncino, ad esempio, interviene come la citazione di quello in jeans con bandiera rossa del 1980.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Sarebbe forse troppo suggestivo parlare di una tranche de vie tratta da un\u2019ipotetica pagina di diario, il suo, o di uno spettacolo in cui interagiscano situazioni estetico-emozionali di ordine diversificato, quali, ad esempio, un incidente stradale. Entrando in galleria, infatti, si percepisce a destra la megafotografia di una barella ospedaliera su cui \u00e8 distesa, sotto un lenzuolo insanguinato, che non convince del tutto un osservatore attento, una giovane donna con bracciali al polso, dall\u2019immancabile vestito rosso: \u00e8 chiaramente leggibile, su di lei &#8211; sopra(v)vissuta? richiamata in vita dall\u2019autore? sospesa in un Arr\u00eat de Mort?(2) &#8211; la bianca scritta \u201cJe voudrais apprendre \u00e0 vivre. Enfin(3). A sinistra, ci si confronta con quell\u2019ironico, pensoso, autoritratto fotografico dell\u2019artista seduto accanto a un precario, infantile, palloncino colorato, mentre, in simultanea, sulla parete di fronte, scorre in loop, un video inedito di tre minuti, che duplica l\u2019immagine dello stesso, accompagnandola con il sottofondo sonoro, al pianoforte, di You\u2019re the top! il pezzo jazz di successo, composto nel 1934 da quel brillante autore americano di musical che \u00e8 stato Cole Porter, soprannominato il grande sofisticato e mito dell\u2019alta borghesia europea anni Trenta. Non \u00e8 inusuale che il pubblico di Giuliano Galletta, artista visivo, si sorprenda coinvolto in un clima da vaudeville, come gi\u00e0 quello dell\u2019irresistibile tip tap di Fred Astaire in La camera melodrammatica, con introduzione di Sandro Ricaldone e Raffaele Perrotta o quello fatale del tango argentino Caminito in A casa Jorn , presentata dagli imprescindibili testi di Simone Regazzoni e ancora di Sandro Ricaldone: segni in levare contrapposti, come nel solfeggio, a quelli in battere, che sortiscono l\u2019effetto pulsionale-intenzionale di innescare una sorta di insinuante euforia. Il segmento del testo di Porter You\u2019re the top!&#8230;But if, baby, I\u2019m the bottom you\u2019re the top! viene riportato alto su una parete come esempio di quell\u2019enumerazione caotica che ha il suo referente nella figura letteraria indagata da Leo Spitzer nella poesia moderna e si compone di connotazioni antitetiche, riferite a una coppia in cui l\u2019oggetto del desiderio sarebbe vincente, mentre il soggetto desiderante irrimediabilmente perdente. Seguono, sulla parete, citazioni fedeli da Jorge Luis Borges, citato da Foucault in Le parole e le cose sull\u2019impresa assurda di una classificazione dell\u2019universo e di una delirante tassonomia degli animali, trovata forse in un testo cinese, un\u2019ulteriore citazione da Charles Cros, in quanto poeta e inventore proto surrealista che elenca ninnoli e chincaglieria desueta, rinviante a un certo clima baudelaireiano, da Jacques Derrida(4) sulla pretesa di un vivente di voler imparare a vivere, finalmente, a vivere intrattenendosi con i fantasmi della politica, della memoria, dell\u2019eredit\u00e0 e delle generazioni, forse per esorcizzarli; infedele la citazione dalla Genesi che introduce alla parete dell\u2019Archivio del Caos, un dispiegamento di carte e scritte formato A4, che anticipa un \u201cmosaico\u201d della Gesamtkunstwerk di prossima realizzazione al Museo di Villa Croce. In bacheca, un manichino, capovolto, in tuta arancione da cosmonauta, intanto, ci ricorda, usando le parole di Riccardo Manzotti per la mostra Hotel de l\u2019avenir, che il futuro, storico, sociale, utopico, dei cittadini sovietici degli anni Settanta oggi \u00e8 un passato, diventato anteriore al loro presente, uscito dal quadrante delle lancette.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Da non sottovalutare, nella visione d\u2019insieme della mostra, la cartolina d\u2019invito con l\u2019opera Cow Artist:, dove, sulla scena dell\u2019esponibilit\u00e0 e del feticismo della merce e con fondale gli Spettri di Marx, si affaccia quell\u2019inopportuno cestello di lavatrice, abbandonato su un prato inglese, in cui una vigorosa mucca di Higher Fraddon, ormai star alla ribalta della cronaca massmediatica digitale, ha infilato incautamente la testa, restandovi tragicamente intrappolata. Anche questa \u00e8 un\u2019ironica metafora della critica radicale dell\u2019autore verso la societ\u00e0 dello spettacolo, dell\u2019industria culturale, dei consumi e dei rifiuti in una societ\u00e0 globale.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Se, di fronte a un tale scenario, qualcuno degli astanti dovesse ripensare mentalmente a quella sorta d\u2019indefinibile teatro dadaista che, nel 1952 al Black Mountain College, John Cage, declamante su una scala in un angolo, e Merce Cunningham, danzante tutt\u2019intorno inseguito da un cane, realizzano, in mezzo al pubblico, facendo eseguire pitture bianche al giovane Rauschenberg, altres\u00ec impegnato nel mettere vecchi dischi su un fonografo, giusto mentre David Tudor versa acqua da un secchio all\u2019altro, dopo aver impeccabilmente suonato su un pianoforte preparato\u2026ebbene sappia che Giuliano Galletta, pur non prescindendo da quella ineludibile pagina di storia \u2013 operando sul collage, sull\u2019innesto di immagine e performance, su un\u2019idea di continuit\u00e0 che non muove da uno stretto rapporto di relazione, ma piuttosto da un cut up alla Burroughs e su una percezione di se stesso come identit\u00e0 inafferrabile, spazio-tempo del suo divenire, &#8211; non pu\u00f2 che divergerne per puntuali zone di tracce differenziali, rinvianti indefinitamente ad altro, che lo connotano come indubbio autore occidentale, senza inflessioni Zen. Giuliano Galletta lavora sul punto di sutura tra situazionismo e decostruzionismo, approdando a un esito estetico-letterario-teatrale di cui \u00e8 originale iniziatore in campo artistico dalla seconda met\u00e0 degli anni Settanta, pur non cessando di operare una mise en abyme dell\u2019individuazione dell\u2019autore, anticipando, in qualche modo, anche l\u2019intenzione odierna del copyleft sul copyright. Maestro del montaggio e dello smontaggio, Galletta mette in cortocircuito la vecchia impalcatura narrativa e i generi visivo-poetico-letterari, inaugurando, sul versante dell\u2019arte, una sua tipologia di collage che non cessa di scombinare e scambiare l\u2019ordine del sistema dei segni attuali e virtuali. Giornalista anomalo, decostruttore di romanzi, lirico parodista della cronaca, poeta dell\u2019immagine diaristica, scenografo dell\u2019incongruo, filosofo del relitto, antropologo dell\u2019aforisma, stenografo del tempo, trascrittore di un\u2019epica dell\u2019erotismo, cacciatore inesausto di fantasmi, Galletta, con finta tecnica poliziesca e al fianco di maestri del sospetto come Marx e Freud, fa parlare gli indizi, lo spazio figurale dell\u2019Unheimlich, filma se stesso dando voce all\u2019altro, delinea una sua fenomenologia delle inapparenze. Il campo semantico che l\u2019artista ritaglia per includervi la sua mostra \u00e8 un vuoto in cui organizza il caos evenemenziale di frammenti giustapposti della sua storia, portati sulla scena dai flash intermittenti della memoria. Che accade in mostra? Una sequenza di non accadimenti, la re-citazione di una visione, un metascenario, un film di spezzoni di d\u00e9j\u00e0 vu e jamais vu, la dimensione performativa della decostruzione della scrittura, la ricetta per apprendere, infine, a vivere? Creato un contesto di realt\u00e0 spettrale, lo scrittore assembla oggetti per trovare un bordo a tale contesto, per abbordare testi orlando immagini e cose, mostrando reticoli di tracce, parole che straripano nella vita, nella deriva dello spettacolo.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Nel perpetuarsi di un autoritratto dalla biografia irrintracciabile, si profila un personaggio che nell\u2019istante dell\u2019appello dice io, occupando il posto della voce narrante e autonominandosi Giuliano Galletta, altrimenti detto un soggetto che afferma che la vita vive, che riafferma anzi un supplemento di vita sulla vita, sopra il vivere, nel sopra(v)vivere.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Viana Conti<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">note:<br \/>\n(1) Jacques Derrida, Sopra-vivere, Feltrinelli editore, Milano, 1982, pag.14, trad. Giovanni Cacciavillani.<br \/>\n(2) Maurice Blanchot, L\u2019Arr\u00eat de Mort, 1948, racconto che Jacques Derrida rilegge analiticamente attraverso la pratica della sua \u201cdoppia invaginazione\u201d, e che pubblica nel 1982 con Feltrinelli, intitolandolo Sopra-vivere.<br \/>\n(3) Jacques Derrida, Spettri di Marx, Cortina editore, Milano, 1994, trad. di Gaetano Chiurazzi.<br \/>\n(4) Jacques Derrida, Spettri di Marx, Cortina editore, Milano, 1994, trad. di Gaetano Chiurazzi.<\/p>\n<p>[\/vc_column_text][\/vc_column][\/vc_row][vc_row][vc_column][\/vc_column][\/vc_row]<\/p>\n<\/div>","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>[vc_row][vc_column offset=&#8221;vc_col-lg-offset-2 vc_col-lg-8 vc_col-md-offset-2 vc_col-md-8&#8243;][vc_column_text] Fenomenologia dell&#8217;inapparenza Viana Conti (2009) [\/vc_column_text][\/vc_column][\/vc_row][vc_row][vc_column offset=&#8221;vc_col-lg-offset-2 vc_col-lg-8 vc_col-md-offset-2 vc_col-md-8&#8243;][vc_column_text] Come si stende un indumento sulla corda, ad asciugare, con delle mollette da bucato(1), cos\u00ec Giuliano Galletta, artista, sciorina fotografie e carte, motivi e motivazioni, appende teche e arma biblioteche, estrapola citazioni, intenta sovrapposizioni di canti e suoni, organizzando in&hellip;<\/p>\n","protected":false},"author":1,"featured_media":0,"comment_status":"closed","ping_status":"closed","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[4],"tags":[],"class_list":["post-178","post","type-post","status-publish","format-standard","hentry","category-testi-critici","category-4","description-off"],"yoast_head":"<!-- This site is optimized with the Yoast SEO plugin v23.6 - 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